Marketing territoriale: politica inadeguata

Il marketing territoriale deve fare i conti con la classe politica che sembra non accorgersi che il mondo è molto più cambiato di quanto essa riesca a concepire e che modelli di gestione, che potevano funzionare alcuni anni or sono, non reggono più alle tumultuose trasformazioni in atto nella società. La dilagante dimensione digitale è la terza grande rivoluzione, dopo l’invenzione della scrittura e della stampa a caratteri mobili. La politica ha recepito solo il presenzialismo mediatico in luogo del buon governo.
Un po’ dovunque ciascuna istituzione ha collocato il proprio sistema identitario (fatto di stemmi e marchi) su modesti strumenti di comunicazione, ciascuno prodotto per proprio conto e per promuovere iniziative targate dall’appartenenza. Oggi queste pratiche non hanno più gran senso, oggi i territori devono muoversi come le imprese, costruire anche attraverso il design dell’identità visiva, profili unitari e coerenti fino a declinare strategie di marketing territoriale dalla notevole complessità; strategie che non possono più convivere con frammentarietà, improvvisazione, scarsa capacità di pianificazione, frutto della poca lungimiranza politica, dalla ricaduta economica improbabile. Esiste e si perpetua una modalità di comunicazione assolutamente arcaica, che sembra ignorare una rivoluzione che tra globalizzazione e sviluppo delle tecnologie digitali e dei social network ha completamente stravolto le modalità di comunicare, ma soprattutto di organizzazione delle attività.
Non basterebbe dunque un Piano di marketing senza l’assunzione di una forte consapevolezza da parte della classe politica e le realtà imprenditoriali del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, senza una volontà condivisa di essere tutti (i 95 comuni) parte di un grande progetto comune. Personalmente non credo sia una questione di risorse, quanto una questione di cultura della nuova dimensione digitale. Il nuovo mondo richiede grande consapevolezza della rivoluzione in corso.
L’unico vero sforzo che si dovrebbe fare è pensare tutti insieme – senza arcaiche rivendicazioni di appartenenze politiche – ad un grande progetto di rilancio, mettendo in comune, condividendo, tutte le piccole iniziative localistiche e facendone un grande Piano comune; è un primo passo – a costo zero – una razionalizzazione dell’esistente che ottimizza le energie attraverso la comunicazione.
Oggi le tecnologie consentono grazie al web di parlare ad una platea sterminata, ma le idee devono essere chiare, gli strumenti di comunicazione adeguati alla complessità, finalizzati all’interazione. Oggi non basta più fare le cose, occorre farle molto, molto bene. Si dovrebbe cominciare dal piccolo passo di un Portale (vortal: un portale verticale) nel quale far confluire tutte le risorse, le informazioni, le emergenze artistiche, paesaggistiche, la ricettività, l’accoglienza, l’inrattenimento, nel senso più ampio. Un solo luogo, come un hub che raccolga l’insieme di tutto quanto possa essere condiviso e offerto ai “clienti”.

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Enrico Pennino

Pubblicato da: Enrico Pennino

Da 40 anni impegnato a capire e comunicare, ha deciso quasi subito di optare per l’immagine. Nel 1999 anni si diploma col massimo dei voti al corso di grafica presso l’Istituto Superiore di Design di Napoli. Art Director del team "Zelig" per 13 anni, è stato, nel 2004, premiato col Compasso d’Oro per il progetto di identità visiva della Soprintendenza Archeologica di Pompei; vanta, inoltre, altri riconoscimenti e Premi Agorà. Già professore di progettazione al corso di Grafica dell'ISD di Napoli per 10 anni, dal febbraio 2012 collabora come Art Director e Copywriter presso Advertage Communication e ricopre il ruolo di tutor aziendale e docente di graphic design agli Adv Studios di Nola. Scrittore per hobby, ha all'attivo tre pubblicazioni.

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